Competenza e sviluppo, l’uomo non è solo un consumatore

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Il presidente Confapi Napoli, Gianpiero Falco

Da Stylo24  giornale online di informazione e attualità

Edizione del 5 febbraio 2018

di Gianpiero  Falco

Mi stavo preparando per scrivere il pezzo sullo sviluppo del nostro territorio, e mi sono imbattuto sulla notizia web: alunno sfregia la propria prof, a Caserta, per non essere interrogato in italiano. E allora, ancora più convinto, cerco di individuare le cause di questo vuoto assoluto educativo, nell’assenza delle Istituzioni, e mi riferisco principalmente alla Politica con la «P» maiuscola, che dovrebbe cercare di coniugare il benessere del proprio Paese con il rispetto delle regole di tutti i propri cittadini. E si badi bene senza il rispetto delle regole un eventuale benessere non può essere definito tale. Siamo arrivati, quindi, al modello sociale in cui chi è al centro del mondo, è il consumatore in quanto potenziale di spesa, e non l’uomo in quanto tale e soprattutto capace di vincere sfide che la vita quotidiana via via gli presenta.

Perché è sparita la competenza?

Rebus sic stantibus, non esiste più la competenza o viene affievolita nella sua importanza; non esistono i riconoscimenti dei valori, perché non c’è più nessuno in grado di raggiungerli e/o rappresentarli; non esiste più il comportamento eticamente rilevante, perché non si è in grado di capire i valori e da qui gli episodi di violenza tesi ad affermare, in questo caso, lo sbarazzarsi di chi non ti fa raggiungere l’obiettivo senza problemi.

Il cambiamento infatti di visione dall’«uomo», in grado di accettare le sfide, al «consumatore», ci ha portati tutti sullo stesso piano, siamo tutti uguali in quanto tutti consumiamo, ma non è così…

Tutti dobbiamo avere uguali diritti in partenza, ma non siamo tutti uguali, siamo in quanto facciamo e quello che «facciamo» ci differenzia poiché quello che «facciamo» assume importanze diverse all’interno della nostra società e questo dobbiamo riconoscere.

Ecco, la standardizzazione del passaggio dalla visione con al centro, il consumatore e non l’uomo, ha distrutto il valore della coscienza di classe che portava un equilibrio conflittuale, ma che trovava pur sempre la quadra; cosa che oggi non succede, perché tale passaggio di visione ha portato alla scomparsa delle ideologie e quindi della rappresentanza politica. Fenomeno, questo, da addebitare principalmente alle grandi imprese multinazionali.

Non posso, però, non dimenticare il contributo fattivo anche della cosiddetta sinistra all’affermazione del quadro sociale fosco che stiamo vivendo e che ci sta portando al dissolvimento di alcuni principi  fondamentali del vivere civile. L’eccessiva garanzia sindacale per i lavoratori non meritevoli, unitamente ad una concezione del lavoro solo come diritto e non anche come dovere, ha creato un sistema pubblico granitico non responsabile, nei confronti soprattutto di chi la mattina esce ed ha il rischio della sua iniziativa sul groppone. Sempre. Ogni minuto. Ogni momento, come succede sempre ai rappresentanti delle Pmi.

La Pubblica (dis)amministrazione

Io vorrei sapere, ad esempio, perché non debbano esserci tempi certi nella pubblica amministrazione e perché non esiste un sistema di qualità obbligatorio del processo amministrativo che sia trasparente etc… e soprattutto perché i sindacati, in genere, non sono più attenti a queste dinamiche che innescherebbero il ciclo virtuoso dello sviluppo. Ah, dimenticavo che non esistono più i valori, poiché la scalata sociale si misura non più in capacità e progettualità raggiunta, ma in barche al mare, in scarpe da 500 euro a paia e chi più ne ha più ne metta, in automobili da 50mila euro in su, rigorosamente… non pagate per insufficiente capienza del proprio reddito etc…

E la politica che ruolo assume in questo scenario? Un ruolo minoritario, e questo grazie al contributo che una certa politica forcaiola ha dato a questo fenomeno di ridimensionamento dell’uomo, ora consumatore, poiché ne ha svilito il valore, buttando il «bambino con l’acqua sporca» come si usa dire dalle nostre parti, e ripeterò fino alla noia.  La legge Bassanini ha creato questo svuotamento di responsabilità della scelta politica, affidando la realizzazione della cosa pubblica ad un processo frammentato e deresponsabilizzato dei burocrati.

Come se ne viene fuori da ciò? Con un progetto di politica economica che torni alla centralizzazione delle responsabilità e se necessario anche nella centralizzazione dello Stato «centrale» che deve soccorrere i territori che non hanno capacità di affermare una progettualità decente in grado di migliorare la vivibilità del proprio territorio .

Processo di determinazione, quindi da realizzare anche superando il decentramento amministrativo, surrogandolo nei poteri nel caso in cui vi è una palese difficoltà a centrare l’obiettivo sviluppo. Solo con questi strumenti straordinari ricuseremo la via del nulla e del conflitto tutti contro tutti.

Ci vuole poco solo coscienza… democratica…

Al prossimo articolo dettaglieremo quello che vogliamo fare come Confapi sulle grandi opere di Napoli.

Gianpiero Falco

Presidente Confapi Napoli

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