I danni dei Verdi si sentono ancora

L'intervento del Presidente Confapi Napoli, Gianpiero Falco, sul quotidiano Roma.

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di Gianpiero Falco*

La disputa tra i due vicepresidenti del Consiglio e le relative critiche del presidente De Luca sono il vero esempio della mancanza, anzi assenza, della politica degli ultimi tempi. E soprattutto, bisogna dire, che tali critiche scandiscono il cronoprogramma dell’affermazione del populismo in ltalia.

E questo perché la politica ambieientalista da “pasdaran”, che molto spesso i gruppi di sinistra (e cattolici), sul finire degli anni 90 hanno professato, è stata manipolata e strumentalizzata verso biechi fini elettorali.

Tale politica ambientalista è stata rappresentata, infatti, come battaglia fondamentale per le masse elettorali di riferimento territoriale nelle aree in cui dovevano essere effettuati gli investimenti risolutivi delle emergenze rifiuti. Emergenze che, via via, si presentavano nelle varie regioni del Sud.

Parlo dei danni che il gruppo dei Verdi, ora scomparsi, hanno realizzato, per esempio, in Campania e degli effetti che ancora oggi si sentono.

Parlo delle idiozie che i termo-valorizzatori siano pericolosi perché pare abbiano delle emissioni molto pesanti per la salubrità delle popolazioni che vivono intorno agli impianti. Usando in questo modo un terrorismo psicologico molto utile ai fini dell’accaparramento del consenso delle masse che ignorano la realtà delle cose.

Ma nessuno si è mai posto la domanda: perché in Lombardia ci sono 13 impianti del genere? In Lombardia sono matti? Non seguono le leggi del nostro paese?

No, la realtà è che questo è un fenomeno elettorale,  che si è affievolito nella sua dimensione con la sparizione dei Verdi che tanto male hanno fatto alle presidenze Bassolino, ai tempi della Regione Campania, ma che sempre persiste con frangie significative nei 5 Stelle. Si è affievolito perché , purtroppo, si è compreso che l’incremento delle malattie presenti nei territori delle emergenze erano dovute alle logiche del riciclo dei rifiuti  visto come unica soluzione delle emergenze.

Logica che ha portato all’insufficienza dello smaltimento dei rifiuti e quindi alle crisi con rifiuti in strada fino al secondo piano dei palazzi. Ma tali crescile delle malattie erano dovute anche e soprattutto all’interramento dei rifiuti nocivi provenienti illegalmente, dal nord. Come si fa a sostenere cose diverse da queste?

Il ruolo ricoperto, all’interno dell’associazione che mi pregio di rappresentare, ci ha indotto a studiare tale fenomeno e soprattutto ci ha portalo a questa analisi conclusiva. Ma ha anche evidenziato la persistenza di una politica populista di chiusura alla soluzione logica del problema.

Per una percentuale, quand’anche alta alle elezioni, si è condannato un territorio all’inefficienza gestionale del ciclo dei rifiuti. Tale modello, che non si interessa della soluzione del problema ma della speculazione elettorale, è ormai un leit-motiv per tutte le decisioni similari, vedi Tav e Tap, e segna l’esistenza o meglio la persistenza del populismo che ha visto il suo nascere nel post-dipietrismo del 1993. E che, purtroppo, si mantiene con le politiche di uno dei maggiori azionisti di Governo.

Il populismo, quindi, è ben vivo e forse al suo massimo di espressione e questo perché ci si permette ancora di sottoporre delle decisioni che spettano a specifici organismi, a decisioni assembleari. Dilatando, in questo modo, i tempi decisionali per gli investimenti da realizzare. E questo in tutti i settori dell’economia. In special modo delle infrastrutture.

È fondamentale, quindi, per noi imprenditori, ritrovare la certezza dei tempi e dei costi degli investimenti per poter permettere al partenariato pubblico-privato, di recuperare l’efficienza della propria ipotesi attuativa.

Ad oggi, il cronoprogramma del Populismo però non vede l’emersione della sua fase finale, e fin quando ciò non si avvererà , non si avrà sviluppo, soprattutto nei nostri territori meridionali e saremo costretti sempre a rincorrere le “emergenze” con il ricorso alla finanza nazionale che si assottiglia sempre più.

 

Gianpiero Falco

*Presidente Confapi Napoli

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