Nella giornata di ieri il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha indetto un incontro in Regione, a cui sono stati invitati a partecipare i cinque sindaci dei capoluoghi di provincia. Durante il summit (fissato per martedì prossimo) si farà il punto su staticità e stabilità degli edifici scolastici. Sull’argomento, e sulla questione dei fondi destinati all’edilizia scolastica, Stylo24 ha raccolto le considerazioni di Anna Sommella, imprenditrice impegnata da anni nel settore degli istituti parificati, e vicepresidente Confapi Scuole paritarie Campania.

Quali sono i problemi legati alla mancanza di fondi di edilizia scolastica?
«Oltre alla mancanza di fondi, parlerei anche del modo in cui vengono utilizzati quelli erogati. Quasi mai in maniera adeguatamente performante. Ciò comporta che continuiamo a trovarci di fronte a molti edifici fatiscenti. Per non parlare dei locali sottoposti (intendo la posizione rispetto al livello della strada) in cui, nella nostra città, sono allocati molte volte, scuole statali e perfino asili nido. Cosa, quest’ultima, assolutamente non praticabile se non per un’ora al giorno. Tanto è vero che i locali sottoposti dovrebbero essere al massimo utilizzati per realizzare una palestra, in cui far svolgere sessanta minuti di attività fisica ai discenti».
Vale sia per le scuole pubbliche che parificate?
«Teniamo presente che le suole paritarie e quindi private, non possono accedere ai fondi per l’edilizia scolastica, cionondimeno, noi privati siamo chiamati a rispettare gli obblighi di legge e i parametri nazionali. Come dovrebbero farlo le scuole pubbliche. Che oltretutto usufruiscono di fondi (mi riferisco all’ultima tranche), che sono stati reinvestiti per gli anni che vanno dal 2018 al 2020. Rendiamoci conto che, negli anni passati, molte sono le scuole in cui sono stati già effettuati degli interventi. Per questo mi domando: come mai i lavori effettuati da noi presso le scuole private vengono fatti a regola d’arte seguendo le regole imposte dalla normativa e quelli svolti presso strutture pubbliche, invece, il più delle volte sono praticamente degli interventi approssimativi? Perché i lavori svolti nelle scuole private hanno un costo, nei luoghi pubblici un altro?».
Chi dovrebbe intervenire e non lo fa, anche dal punto di vista dei controlli?
«Il rischio maggiore è rappresentato dal fatto che i fondi siano sprecati o che finiscano in rivoli vari, dalle acque non proprio trasparenti. Per fare sì che ciò non avvenga, credo che debbano intervenire tutti gli organi preposti all’istruzione. Non so quando e se, tale circostanza si verificherà. Io  mi auguro che le istituzioni partecipino in maniera compatta affinché, anche tramite controlli più serrati e continuati nel tempo, si giunga a una situazione di maggiore efficienza. Cosicché i lavori di ripristino, nelle scuole pubbliche, non abbiano la durata, come molto spesso accade, di pochi mesi».

 

Stabilità e staticità degli istituti scolastici, il governatore De Luca ‘convoca’ i sindaci dei capoluoghi di provincia

Com’è la situazione a Napoli e in Campania?
«Non è certo delle migliori. Noto, ad esempio, che a fronte di strutture adeguate (e moderne), si continui a scegliere di ospitare le scuole in edifici storici. Della manutenzione abbiamo già detto prima, con interventi che vengono portati in maniera superficiale. Inoltre, e parlo in particolare di Napoli, noto che la periferia e i quartieri difficili continuano ad essere bistrattati rispetto ad esempio a quelli del centro cittadino o della cosiddetta ‘Napoli bene’, Chiaia o Vomero, per intenderci. Non sarebbe più utile dal punto di vista della valenza sociale, faccio un esempio, istituire un asilo nido comunale in una zona più problematica, rispetto che ad ospitarlo in un quartiere come Posillipo? Rendiamoci conto che la scuola, in rioni dormitorio e dalle problematiche spiccate, rappresenta l’unica realtà a cui appigliarsi e da cui ripartire verso la crescita e la lotta al degrado».

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