di Gianpiero Falco *

La differenza calcistica tra le due squadre che si sono contese, fino ad ora, il primato del Torneo Italiano è un bell’esempio, a giusto modo di vedere, anche del parallelismo tra la grande impresa e la piccola e media impresa.

La Juventus rappresenta la grande impresa che, con il suo fatturato,
ha triturato negli ultimi 7 anni tutti i club suoi avversari; mentre
il Napoli, con la sapienza imprenditoriale del suo management,
si è più volte avvicinato all’obiettivo della vittoria contendendo
alla stessa Vecchia Signora il campionato.

E questo nonostante il grande divario economico. Ebbene, come ha fatto il Napoli a competere con cotanta corrazzata sportiva? Sicuramente grazie alle idee, alla capacità e quindi alle competenze del proprio board e del proprio allenatore, che hanno utilizzato i fattori produttivi (squadra etc…), già a disposizione di un precedente allenatore (Benitez), portandoli ad un livello di prestazioni sicuramente superiore rispetto a quelle offerte in precedenza.

Sulla sinistra Andrea Agnelli, sulla destra Aurelio De Laurentis

 

Questo vuol dire che le competenze e la capacità professionale, la motivazione sono fondamentali nel raggiungimento degli obiettivi finali e riescono a sopperire alla mancanza di capitale. Ma se facciamo attenzione, il predominare del capitale e quindi della grande impresa e quindi, in questo caso, della Juventus, è contraddistinto pure da contestazioni sul rispetto delle regole da parte dei competitor che cercano di far leva invece sulle capacità lavorative, sulle sole competenze. Quindi?

Rafa Benitez

Questo perché per la grande impresa, che ha un potere contrattuale sicuramente superiore rispetto ai più piccoli, il livello di burocrazia, e quindi di ostacoli amministrativi, è certamente più basso rispetto alla piccola media impresa.

Come dicevamo, quindi, il peso del capitale molto spesso predomina sulla competenza e sulle idee. Possiamo mai tollerare questa differenza che, nel calcio, si chiama sudditanza psicologica di chi deve far rispettare le regole del gioco?

Il Comandante Sarri

 

Bene, questa situazione di sudditanza e, quindi, di barriere più alte al raggiungimento degli obiettivi delle Pmi, genera un depauperamento del tessuto imprenditoriale e sociale senza limiti. Depauperamento che, se paragoniamo la Prima Repubblica alla Seconda Repubblica, vede un differenziale tra gli indicatori economici molto elevato a favore del periodo che va dal dopoguerra agli anni 90 e quindi a favore della prima Repubblica.

Periodo che ha seguito i dettami del lavoro, delle idee che hanno portato l’Italia ad essere la quinta potenza mondiale mentre oggi arranchiamo nella nuova Europa.

Nessuno interviene: né la politica né i sindacati né le imprese, per il tramite delle loro associazioni datoriali… Perché? È evidente che il gigantismo industriale finanziario ci ha portato, contrariamente ai dettami dei nostri Padri Costituenti, in questa fossa del degrado sociale ed economico.

ALLORA, PER QUALE MOTIVO PROSEGUIRE? PERCHÉ CONTINUARE CON QUESTA POLITICA DELL’OLIGOPOLIO E NON AVVICINARSI ALLA LIBERA CONCORRENZA DOVE TUTTI – E DICIAMO TUTTI – HANNO LA POSSIBILITÀ DI AFFERMARSI?

Questa visione terrificante dell’«esproprio liberista», del «grande è bello», ha portato livelli di disoccupazione enormi a causa del cambiamento della visione di sviluppo economico, imperniato sulla finanza e non più sull’industria e quindi non più sull’economia reale. E quindi i lacci per lo sviluppo delle Pmi rimangono evidenti. Di conseguenza, la crescita, secondo noi, non può prescindere dallo sviluppo delle Pmi e dal rispetto delle regole in economia. Per far questo, c’è bisogno del Var, anche in economia.

Il presidente Confapi Napoli, Gianpiero Falco

 

E noi, come Confapi, abbiamo individuato questo sistema per il Sud, che manco a farlo a posta rappresenta il maggior numero di piccole e piccolissime imprese, nella nuova «Agenzia di sviluppo per il Sud». Agenzia che commissari l’applicazione della volontà politica nel caso in cui gli enti territoriali carenti e molto spesso ai limiti della legalità non ne siano capaci.
Strumento, dunque, che sia in grado anche di strutturare programmi di investimento e progettualità della Pubblica Amministrazione bancabili. Quindi, che cosa aggiungere: solo con il rispetto delle regole e delle competenze e delle capacità professionali, noi tifosi del Napoli possiamo sperare di vincere lo scudetto…
A buon intenditor…

* Gianpiero Falco
Presidente Confapi Napoli

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