di Francesco Monaco.

«Sono un napoletano, mi considero un fortunato. E credo che le persone che hanno avuto maggiore fortuna debbano dare un contributo importante a questa città»Amedeo Manzo, Presidente della Banca di Credito Cooperativo e Amministratore unico della Napoli Holding, che ingloba tutte le partecipate del Comune, non si nasconde. Non lo ha mai fatto nella vita e sul lavoro. Assumendosi anche la responsabilità di essere a capo di una società che al suo interno ha una azienda, l’Anm, sull’orlo del baratro. E forse anche un po’ più avanti.

 Presidente, tra il pessimismo di chi crede sia non ci sia speranza e l’ottimismo di chi si rimbocca le maniche, qual è lo stato dell’economia cittadina?

«Io percepisco che esiste una Napoli del fare, che sta mettendo in atto questi principi propri della innovazione e della digitalizzazione, sia nel mondo manifatturiero, che dei servizi e del turismo. Facendo da contraltare alle notizie poco positive che arrivano dall’indagine della Svimez, anche se in riferimento a una realtà più macroeconomica. Sul profilo micro, invece, noto una certa ripresa degli investimenti e soprattutto il flusso di rimesse turistiche sta rigenerando la parte riferita ai servizi commerciali e alberghieri. Questo si manifesta sotto la domanda di credito, sempre più legata a ristrutturazioni e molto meno a consolidamenti. E poi è ripresa anche la domanda immobiliare a favore delle famiglie, come riscontriamo anche con la linea di finanziamenti ‘Credito al consumo’».

Che ruolo hanno le pmi nel tessuto produttivo locale?

«Un ruolo fondamentale. Da noi c’è un tessuto collettivo di piccole e piccolissime imprese, che però riescono a interagire su un mercato sempre più competitivo, digitale, moderno, mantenendo il passo e creando nuova occupazione. Ad esempio, tantissime start-up che abbiamo sostenuto quest’anno hanno visto l’assunzione dei giovani nel settore turistico, presso i musei come guide, nelle pizzerie, ristoranti, nell’artigianato. Pmi radicate nel territorio e che danno un sentimento forte alla nostra città».

Che aiuto può dare la Banca di Credito Cooperativo nella fase di crescita delle start-up?

«Noi abbiamo da subito creato un modello di interfaccia con l’Università e gli incubatori d’impresa, per far sì che i giovani che volessero sviluppare una start-up potessero avere quell’aiuto economico, sostenuto anche dalla garanzia del fondo per le piccole e medie imprese, per creare innovazione e impresa a Napoli. Ciò attiene a tantissime misure che abbiamo sviluppato e che andremo a sviluppare per sostenere quella platea di pmi del settore artigianale, turistico, manifatturiero e altri ancora, consentendo loro di poter dare un contributo importante alla nostra economia. E in tutto ciò noi siamo presenti, anche attraverso un importante sostegno al tessuto industriale, di fianco ad aziende importanti e famose in tutto il mondo. Quest’anno chiudiamo una semestrale molto importante: nei primi sei mesi abbiamo ottenuto lo stesso utile che l’anno scorso abbiamo ottenuto durante tutti i 365 giorni. Parliamo di un aumento del 100%. Tutto ciò è frutto di una sana gestione, ma anche del coraggio di guardare alle imprese con fiducia, con un modello trasparente. Dialogando con le persone, guardando loro negli occhi. Perché l’innovazione non deve essere alternativa all’umanità. Parliamo di modelli di servizio che sono a supporto dell’uomo e non viceversa».

Lei è amministratore Unico della società Napoli Holding, che ingloba tutte le partecipate del Comune. A due anni di distanza, rifarebbe la stessa scelta?

«Io ho raccolto una società che aveva sotto di sé una partecipata dichiarata fallita da tutti. Dopo due anni questa azienda passa da un -56 milioni di perdite del 2016 a un +8 milioni del 2018. Inoltre il concordato è a buon punto, c’è stato un importante efficientamento, abbiamo 56 nuovi autobus, altri 50 arrivano a settembre-ottobre. E non dimentichiamo l’apertura delle metropolitane. C’è un rinnovato senso di fiducia anche da parte dei dipendenti. Fare impresa nel pubblico non è mai facile, però la grande lotta all’evasione, il senso di responsabilità dei lavoratori e, soprattutto, il supporto da parte delle istituzioni ci hanno consentito di fare ciò che altrove sembrava impossibile. E poi io sono un napoletano e mi considero un fortunato. Credo, quindi, che le persone che hanno avuto maggiore fortuna debbano dare un contributo importante a questa città. Nella vita bisogna avere il coraggio di scendere in campo, naturalmente con prudenza, consapevoli dei propri limiti e soprattutto creando una squadra. Perché solo così si ottengono i risultati».

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