Leggo con attenzione e rispetto l’intervento del prof. Brasile, ma ritengo necessario introdurre alcuni elementi di realtà che rischiano di essere omessi o semplificati in una narrazione altrettanto parziale, seppur di segno opposto rispetto a quella denunciata.
Il tema della collocazione e ricollocazione dei docenti e del personale ATA non è imputabile ai dirigenti scolastici. È bene ribadirlo con chiarezza.
I dirigenti operano all’interno di un perimetro normativo stringente, definito dal Ministero dell’Istruzione e dagli Uffici Scolastici Regionali. Le assegnazioni, i trasferimenti, le utilizzazioni e le mobilità del personale sono disciplinate da normative ministeriali e contratti nazionali, rispetto ai quali il dirigente scolastico ha un ruolo eminentemente esecutivo, non discrezionale.
Chi viene assegnato a una scuola non lo è per scelta del dirigente, ma per decisione dell’amministrazione centrale e periferica. In questo quadro, è altrettanto doveroso riconoscere che molte tensioni e aspettative disattese vengono spesso costruite, amplificate e “imbandite” da una certa prassi sindacale, che alimenta l’idea di un potere decisionale dei dirigenti che, semplicemente, non esiste.
Detto questo, è altrettanto vero — e su questo concordo solo in parte — che non tutti coloro che intraprendono la carriera dirigenziale sono effettivamente in possesso delle competenze necessarie per ricoprire un incarico tanto delicato.
Essere dirigente scolastico oggi significa possedere:
- competenze amministrative e giuridiche,
- conoscenza approfondita delle normative sul diritto del lavoro,
- competenze manageriali e organizzative,
- capacità di gestione della sicurezza,
- abilità di problem solving,
e soprattutto un forte spirito di aggregazione, interno ed esterno alla comunità scolastica.
Non è un ruolo per improvvisatori, né può essere letto esclusivamente in chiave autoritaria o eroica.
Per quanto riguarda la fiction, è quasi superfluo ricordare che ogni prodotto televisivo è, per definizione, un racconto romanzato: eventi reali si intrecciano con elementi narrativi. Tuttavia, ciò non cancella la veridicità di fatti concreti che hanno segnato l’esperienza della professoressa Eugenia Carfora.
Ridurre tutto a propaganda significa ignorare risultati tangibili: contesti difficili trasformati, scuole restituite alla bellezza, alla dignità, a una missione educativa e di futuro laddove prima regnavano abbandono e assenza di prospettive.
Personalmente, in qualità di dirigente scolastica di scuola paritaria e presidente della sezione Confapi Scuole Paritarie della Campania, ritengo che l’esperienza della Carfora non vada mitizzata, ma studiata, sistematizzata e tradotta in buone pratiche.
Occorre scrivere e codificare “determinati” operativi ispirati a quel modello, implementando best practices replicabili nelle scuole situate in territori complessi, dal Nord al Sud, isole comprese, adattandole ai diversi contesti ma senza pregiudizi ideologici.
La scuola italiana non ha bisogno né di eroi solitari né di demolizioni preconcette. Ha bisogno di responsabilità, competenza, visione e coraggio operativo. E soprattutto di un dibattito che non si fermi alle narrazioni, ma entri finalmente nel merito delle regole, dei ruoli e delle reali possibilità di cambiamento.
Dott.ssa Valentina Ercolino
Dirigente scolastica
Presidente Confapi Scuole Paritarie – Campania
